MAEC
Tremila anni di storia in un unico luogo. Dall’età etrusca all’arte futurista, il MAEC ti guida in un viaggio affascinante tra reperti unici come la Tabula Cortonensis e il Lampadario etrusco, capolavori rinascimentali di Signorelli e Severini, collezioni egizie e porcellane settecentesche.
Un viaggio nel tempo: dalle origini etrusche all’età moderna
Il MAEC non è solo un museo, ma un vero e proprio viaggio nell’identità di Cortona e nella sua vocazione culturale. Ideale per appassionati di storia, arte e archeologia, è una tappa obbligata per chi visita la città.
Il percorso museale si articola su più livelli e offre una straordinaria panoramica che abbraccia millenni di storia.
- Sezione archeologica: ospitata nei suggestivi ambienti sotterranei, presenta reperti di epoca preistorica, villanoviana ed etrusca, tra cui corredi funerari provenienti dalle celebri tombe di Camucia e del Sodo. Tra i capolavori spiccano il celebre Lampadario etrusco in bronzo (IV sec. a.C.) e la preziosa Tabula Cortonensis, una delle più lunghe iscrizioni etrusche esistenti, scolpita su una lastra in bronzo.
- Collezioni dell’Accademia Etrusca: comprendono opere d’arte, arredi storici, strumenti scientifici, manoscritti, una raffinata raccolta di porcellane e persino una sezione egizia. Tra le opere pittoriche si segnalano quelle di Luca Signorelli, Pietro da Cortona, Bicci di Lorenzo e del futurista Gino Severini.
Eventi e mostre temporanee
Il MAEC ospita regolarmente mostre di respiro internazionale, conferenze e attività culturali. Tra gli eventi più attesi del 2025 figura la mostra “Cantare il Medioevo”, dedicata ai celebri Laudari di Cortona, esposti dal 28 giugno al 5 ottobre.
La Sede
Nel cuore del centro storico di Cortona, all’interno del maestoso Palazzo Casali, sorge il MAEC, uno dei musei più affascinanti e completi della Toscana. Fondato nel 1727 dall’Accademia Etrusca, il museo è oggi un punto di riferimento per chi desidera scoprire le radici storiche, artistiche e culturali della città etrusca.
Approfondimento
La storia del MAEC prende avvio nel 1727, allorchè nacque l’Accademia Etrusca che aveva tra i suoi scopi statutari la diffusione della cultura storica e artistica attraverso i fondamentali strumenti della Biblioteca e del Museo, entrambi pubblici fino dalle prime fasi di attività; nel corso dei quasi tre secoli di vita il Museo in particolare ha avuto sviluppi straordinari, fino alla definitiva strutturazione avvenuta nel 2008.Attualmente è suddiviso nelle due principali sezioni dedicate rispettivamente all’Accademia Etrusca e alla Città etrusca e romana di Cortona; nella prima sono raccolte le testimonianze della vita e dell’attività continua della più nota istituzione culturale cittadina, a partire dai primi lasciti disposti dagli accademici del Settecento e dell’Ottocento o dagli acquisti via via effettuati: fra le opere di maggiore pregio – veri e propri “simboli” della cultura cortonese – sono da ricordare il lampadario etrusco in bronzo, la cosiddetta Musa Polimnia, la raccolta di ceramiche e bronzi etruschi e romani, le collezioni medievali tra le quali la Croce dipinta della fine del XIII secolo, proveniente dalla chiesa cortonese di S. Francesco, la collezione di Monsignor Guido Corbelli, membro dell’ordine minore dei francescani osservanti, di materiali della civiltà egizia; non mancano testimonianze più recenti, come la quadreria del salone del Biscione, nella quale si conserva il tondo di Signorelli in cui, accanto alla vergine, compare San Francesco d’Assisi, l’imponente raccolta di oggetti d’arte e di arredamento già detenuti dalla famiglia Tommasi Baldelli, una delle più note casate cittadine, o la serie di opere del pittore cortonese Gino Severini, uno dei fondatori del futurismo, cedute a Cortona dallo stesso Maestro. Vengono inoltre presentati molti materiali archeologici provenienti dalla città e dal territorio, che mettono in collegamento con la più moderna sezione dedicata al loro sviluppo, ma sempre tenendo presente il principio che si tratta di un museo di se stesso. Qui, dopo un rapido accenno alla paleontologia della zona, trovano collocazione i corredi orientalizzanti e arcaici delle sepolture della Valtiberina (Trestina e Fabbrecce) e della Valdichiana, ai margini dell’area di influenza cortonese; ma soprattutto sono esposti i preziosi reperti provenienti dalle tombe etrusche dell’immediato circondario della città – i “meloni” del Sodo e di Camucia – delle quali viene proposta un’accurata immagine ricostruttiva: sono ben note le oreficerie rinvenute negli anni Novanta del Novecento, e le strutture sacre legate al culto e alla deposizione dei defunti. Significativa è la presentazione dei corredi, di recentissimo recupero, di una serie di tombe orientalizzanti a circolo che consentono osservazioni nuove e suggestive sulla più antica storia cortonese. Il grande sviluppo ellenistico della città è testimoniato poi dalla tabula cortonensis con una delle più lunghe epigrafi note in lingua etrusca, e dai reperti dei santuari e delle tombe monumentali suburbane. Il percorso si conclude con la fase romana, di straordinaria immagine e complessità, con la grande villa imperiale rinvenuta nella zona di Ossaia.
Francescani egittologi di Cortona
Curiosa e piena di fascino è la collezione di Guido Corbelli. Dopo una giovinezza abbastanza burrascosa, scelse l’abito francescano dei Minori osservanti al convento di Santa Maria degli Angeli ad Assisi. Grazie alle sue doti dottrinali e alle sue doti diplomatiche soprattutto, unite poi a una cultura molto profonda e molto articolata, conosceva tutte le lingue che potevano permettergli di viaggiare nel mondo (conosceva l’arabo, conosceva il greco, conosceva varie lingue orientali, aramaico e così via), arrivò così a svolgere tutta una serie di viaggi e di missioni in varie regioni del Medio Oriente che culminarono con la sua nomina da parte papale come 228mo Custode di Terrasanta, una sorta di plenipotenziario ecclesiastico in quella parte del mondo in un momento come quello della seconda metà dell’Ottocento di rapporti particolarmente complessi e difficili non solo dal punto di vista culturale e religioso, ma soprattutto politico ed economico. In questo prestigioso ma difficilissimo incarico monsignor Corbelli fu seguace di un altro cortonese, frate Elia da Cortona, che fu il primo seguace di San Francesco, il costruttore della basilica di Assisi e della basilica di Cortona, e fu appunto il primo delegato papale per questa parte del mondo mediterraneo. Con questo incarico di delegato apostolico per l’Arabia e l’Egitto, ricevuto da papa Leone XIII, Corbelli che aveva la sua sede ad Alessandria d’Egitto impostò un dialogo interculturale e interreligioso in un periodo in cui parlare di ecumenismo era una cosa non normale. Durante il suo soggiorno alessandrino costituì una raccolta importante di oggetti che in piccola parte gli vennero donati nel corso delle sue visite pastorali e culturali, in gran parte lui aveva acquistato con sue risorse personali.
Tutti questi materiali furono poi inviati tra il 1891 e il 1896 a Cortona con cinque blocchi di spedizioni attraverso il porto di Livorno che era una sorta di crocevia per tutta una serie di arrivi da viaggi culturali. Altri oggetti furono estrapolati dagli spedizionieri seguendo una volontà malamente espressa da monsignor Corbelli. Lui volle infatti che alcuni di questi pezzi fossero destinati alla raccolta di Assisi, e dette mandato agli spedizionieri di sceglierne alcuni. E gli spedizionieri che tutto erano meno che egittologi, presero un po’ da una cassa un po’ dall’altra, e fu così che attraverso la disponibilità del cavaliere Alfonso Brizi, presidente dell’accademia properziana del Subasio di Assisi, un gruppetto di oggetti egizi giunsero appunto in questa raccolta. Nell’ultima parte della sua vita monsignor Corbelli fu nominato dal papa alla cattedra episcopale di Cortona che tenne fino al 1901, non fino alla morte. Fu un periodo abbastanza burrascoso, ebbe una serie di vicissitudini di gestione di questa società ecclesiastica cortonese piuttosto ribelle all’autorità vescovile dell’epoca, tanto che appunto nel 1901 lui rinunciò alla cattedra episcopale, si ritirò ad Assisi e morì nella stessa cella nella quale aveva condotto i suoi primi studi nel convento di Santa Maria degli Angeli. La prima ordinata raccolta dei materiali egizi di monsignor Corbelli non avvenne subito. Nel 1896 fu completata la spedizione, però non c’erano gli spazi, gli oggetti rimasero rinchiusi nelle casse fino alla fine degli anni Venti del Novecento allorché fu possibile allargare gli spazi del museo e dedicare anche alla collezione egizia una sala apposita. Solo in quel momento i materiali di Corbelli poterono essere visti nel loro splendore.
Al MAEC si prova meraviglia davanti alla bellezza, orgoglio per un patrimonio così ricco, e una connessione profonda con le radici di un’intera civiltà. È un luogo in cui il passato non è fermo, ma vivo, vibrante, pronto a raccontare ancora oggi chi siamo e da dove veniamo.
Mostra a cura di Francesco Zimei
28 giugno – 5 ottobre 2025
MAEC | Museo dell’Accademia Etrusca di Cortona
Inaugurazione
Venerdì 27 giugno ore 17.00
28 giugno – 5 ottobre 2025
MAEC | Museo dell’Accademia Etrusca di Cortona
Venerdì 27 giugno ore 17.00




