Storia di San Francesco

Una delle figure più amate e significative della cristianità. Fondatore dell’Ordine dei Frati Minori, è noto per la sua vita di povertà, umiltà, amore per la natura e profonda comunione con Dio. La sua vicenda ha segnato profondamente la spiritualità medievale e il pensiero cristiano.

La Vita

1181: Ad Assisi, nasce Giovanni di Pietro di Bernardone; il padre, ricco mercante, assente al battesimo, vuole che sia chiamato Francesco.

 

Si sente avviato a grandi cose e non manca di affermarlo: so che diventerò un grande principe. E per di più c’e in Assisi un semplice il quale ogni volta che lo incontra per la strada si toglie il mantello e lo stende davanti ai suoi piedi, proclamando che avrebbe compiuto un giorno delle meraviglie. Era il gesto ingenuo e riconoscente di un povero trattato con generosità e umanità o il messaggio di una profezia?

 

1202: Nella guerra tra Perugia e Assisi, le milizie assisane sono sconfitte a Collestrada: prigionia di Francesco, liberato dopo un anno, in cattive condizioni di salute.

 

Gli anni passano, il giovane e ormai uomo e le ferite le ha dentro, invisibili ma profonde. Lì restano solo i sentieri solitari per sfuggire I’ironia della gente, le battute delle ragazze, lo scherno degli amici. Un giorno si sente attratto dai ruderi di una chiesetta e lì scorge un crocifisso impolverato e abbandonato, ma che lo aspettava pazientemente. “Francesco, va e ripara la mia casa”. E così quelle mani delicate e scarne, incapaci di stringere con forza I’elsa di una spada, si sporcano, si graffiano, si ornano di calli.

 

1206 – 1208: Contrasto con il padre e rinuncia all’eredità paterna dinanzi al vescovo di Assisi. In abito da eremita, ripara San Damiano, San Pietro e Santa Maria della Porziuncola.

 

Siamo davanti al vescovo di Assisi. È la scena famosa che è stata dipinta da Giotto e riprodotta in tante altre maniere. Francesco rinuncia ai beni paterni e restituisce al padre i suoi vestiti, restando interamente nudo. Il vescovo lo copre con un lembo del suo mantello. Mentre gli avvocati cercano un accordo, Francesco, del tutto estraneo alla diatriba, si toglie di dosso gli indumenti e li consegna a suo padre: «Questa è roba tua… D’ora in poi dirò soltanto: Padre mio, che sei nei cieli…».

 

1209: Nella primavera seguente, quando il numero è cresciuto a dodici, Francesco e compagni si recano a Roma, dove Innocenzo III approva a voce la regola di vita «secondo la forma del santo Vangelo» che Francesco «fece scrivere con poche parole e con semplicità». Il papa «autorizzò lui e i suoi compagni a predicare dovunque la penitenza»

 

L’incontro con il Papa non è facile. I cardinali presenti arricciano il naso quando sentono dire che qualcuno propone di applicare alla lettera le parole di Gesù nel Vangelo. Poi, quando Innocenzo apprende da Ugolino che Francesco ha riparato con le sue mani una chiesa diroccata, la situazione cambia. Il Papa ha sognato proprio quella notte un uomo che reggeva sulle spalle l’architrave di una chiesa pericolante. L’approvazione è concessa.

1217: 26 maggio: il capitolo generale decide la prima missione d’oltralpe e d’oltremare, che incontra gravi difficoltà.

 

Francesco esortava i sui compagni a trattare la loro vocazione soprattutto come un dono per la salvezza degli altri: “Dio, nella sua misericordia ci ha chiamati non solo per la nostra ma per la salvezza di molti altri. Andiamo per il mondo, esortando tutti, con l’esemio piu che con le parole, a fare penitenza dei loro peccati e a ricordarci dei comandamenti di Dio.”

 

1219: Nel mese di giugno Francesco si imbarca per l’Oriente e giunge a Damietta, dove incontra pacificamente il sultano d’Egitto Melek-el-Kamel

 

Non possiamo sapere con certezza cosa si dissero San Francesco e Malik al-Kāmil. Con sicurezza, sappiamo solo che il Sultano d’Egitto accolse il poverello d’Assisi e lo rilasciò incolume, fatto di per sé strabiliante visto il periodo di forte tensione tra musulmani e cristiani.

 

1220: la bolla Cumsecundum obbliga anche i frati minori all’anno di noviziato, vietando di lasciare l’Ordine dopo la professione religiosa. Francesco rinuncia al governo diretto dell’Ordine, affidandolo a un vicario Pietro Cattani, fino al 10 marzo 1221.

 

1221: Duemila frati si riuniranno ad Assisi per il Captolo delle Stuoie. I convenuti essendo in gran numero e non sapendo dove dormire, si adagiraono, infatti, su semplici e umili stoie. Il Capitolo è presieduto da Frate Elia proclamato Vicario dell’Ordine.

 

Francesco in fervore di spirito propone la parola di Dio e predica ai frati ad alta voce quello che lo Spirito Santo gli faceva dire; e per tema del sermone propose queste parole: << Figliuoli miei, gran cose abbiamo promesse a Dio, troppo maggiori sono da Dio promesse a noi se osserviamo quelle che abbiamo promesse a lui; e aspettiamo di certo quelle che sono state promesse a noi. Breve è il diletto del mondo , ma la pena che seguita ad esso è perpetua. Piccola è la pena di questa vita, ma la gloria dell’altra vita è infinita>>

 

1223: Inizio anno: a Fonte Colombo, non senza difficoltà e contrasti Francesco redige la Regola definitiva del suo Ordine: – Regola bollata approvata da Onorio III (bolla Soletannuere, 29 novembre).

 

Sali sul monte con due compagni e la digiunando a pane e acqua dettò la Regola secondo quanto gli suggeriva lo Spirito divino. Discese dal monte e la afidò al vicario, il quale la perse per trascuratezza. Francesco torno di nuovo alla solitudine e la rifece in tutto uguale alla precedente come se ricevesse le parole dalla bocca di Dio. Ottenne poi, come aveva desiderato, che venisse confermata da Papa Onorio.

1224: Quaresima di san Michele, «nel luogo della Verna» (15 agosto-29 settembre), dove Francesco riceve le stimmate. Francesco torna alla Porziuncola, limitato nell’attività apostolica dalle stimmate e dall’aggravarsi delle malattie.

 

Così il verace amore di Cristo aveva trasformato I’amante nella immagine stessa dell’amato. Si compì, intanto, il numero dei quaranta giorni che egli aveva stabilito di trascorrere nella solitudine e sopravvenne anche la solennità dell’arcangelo Michele. Perciò l’uomo angelico Francesco discese dal monte: e portava in sé l’effigie del Crocifisso, raffigurata non su tavole di pietra o di legno dalla mano di un artefice, ma disegnata nella sua carne dal dito del Dio vivente. E, poiché è cosa buona nascondere il segreto del re, egli, consapevole del regalo segreto, nascondeva il più possibile quei segni sacri.

 

1225: Primavera: a San Damiano Francesco compone due laudi-esortazioni in volgare, la prima in ringraziamento per l’assicurazione della salvezza (certificatio) è il Cantico di frate Sole.

 

«Altissimo, Onnipotente Buon Signore, tue sono le lodi, la gloria, l’onore e ogni benedizione.
A te solo, o Altissimo, si addicono e nessun uomo è degno di menzionarti.
Lodato sii, mio Signore, insieme a tutte le creature, specialmente per il signor fratello sole, il quale è la luce del giorno, e tu tramite lui ci dai la luce. E lui è bello e raggiante con grande splendore: te, o Altissimo, simboleggia.
Lodato sii, o mio Signore, per sorella luna e le stelle: in cielo le hai create, chiare preziose e belle.
Lodato sii, mio Signore, per fratello vento, e per l’aria e per il cielo; per quello nuvoloso e per quello sereno, per ogni stagione tramite la quale alle creature dai vita.
Lodato sii, mio Signore, per sorella acqua, la quale è molto utile e umile, preziosa e pura.
Lodato sii, mio Signore, per fratello fuoco, attraverso il quale illumini la notte. Egli è bello, giocondo, robusto e forte.
Lodato sii, mio Signore, per nostra sorella madre terra, la quale ci dà nutrimento e ci mantiene: produce diversi frutti, con fiori variopinti ed erba.
Lodato sii, mio Signore, per quelli che perdonano in nome del tuo amore, e sopportano malattie e sofferenze.
Beati quelli che le sopporteranno serenamente, perché dall’Altissimo saranno premiati.
Lodato sii, mio Signore, per la nostra sorella morte corporale, dalla quale nessun essere umano può scappare; guai a quelli che moriranno mentre sono in peccato mortale.
Beati quelli che troveranno la morte mentre stanno rispettando le tue volontà. In questo caso la morte spirituale non procurerà loro alcun male.
Lodate e benedite il mio Signore, ringraziatelo e servitelo con grande umiltà.»

 

1226: Aprile-maggio: a Siena, durante un aggravamento della malattia detta in breve l’ultima «volontà»:Testamento di Siena. Francesco è trasferito successivamente alle Celle di Cortona, quindi scortato ad Assisi. Settembre: probabilmente durante le ultime settimane di vita, detta l’ultimo Testamento, «un ricordo, un’ammonizione, un’esortazione»: un testo universalmente ritenuto esemplare per la spiritualità e lo stile di Francesco 3 ottobre: Francesco muore alla Porziuncola, la sera del sabato 3 ottobre (dopo il tramonto: secondo il computo liturgico medievale, il 4 ottobre). Il giorno dopo la salma viene tumulata in Assisi, nella chiesa di San Giorgio.

Cortona FrancescanaCortona FrancescanaCORTONA FRANCESCANASulle orme di San Francesco a CortonaNel cuore della Toscana, Cortona custodisce una profonda memoria
francescana. Qui San Francesco trovò rifugio, ispirazione e fraternità. Il suo
passaggio ha lasciato segni vivi tra i vicoli, nei conventi e nei racconti
tramandati nei secoli. Questo sito nasce per raccontare la sua presenza, i
luoghi che ne conservano la spiritualità e il messaggio di pace che ancora oggi
risuona tra le pietre antiche della città.

Mostra a cura di Francesco Zimei
28 giugno – 5 ottobre 2025
MAEC | Museo dell’Accademia Etrusca di Cortona

Inaugurazione
Venerdì 27 giugno ore 17.00

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I MUSEI

Un patrimonio unico, che affascina studiosi, appassionati e visitatori da tutto il mondo.

MAEC

“Palazzo Casali ospita in un’unica struttura museale il MAEC che accorpa lo storico Museo dell’Accademia Etrusca con il Museo della Città etrusca e romana di Cortona. La scelta espositiva rende volutamente evidenti queste due “anime” del MAEC.”

MUSEO DIOCESANO

La vera pinacoteca di Cortona che mette in mostra capolavori indiscussi dei grandi maestri dell’arte italiana è il Museo Diocesano, nato nel secondo dopoguerra per tutelare e conservare straordinari capolavori provenienti dalle chiese della Diocesi.

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