Gino Severini
Gino Severini

— STUDI E RICERCHE —

Approfondimenti

Gino Severini e il suo tempo

Testi critici, ricerche e saggi per conoscere più a fondo
la figura e l’opera di Gino Severini

— CHI ERA SEVERINI —

Un artista tra due mondi

Gino Severini (Cortona 1883 – Parigi 1966) è stato uno dei protagonisti assoluti dell’arte europea del Novecento. Tra i cinque firmatari del Manifesto dei pittori futuristi nel 1910, fu l’unico del gruppo a vivere stabilmente a Parigi, acquisendo un «bilinguismo culturale» che lo rese mediatore insostituibile tra la vivacità delle avanguardie francesi e il rinnovamento dell’arte italiana.

La sua carriera si snoda attraverso sei decenni e altrettante stagioni stilistiche — dal Divisionismo al Futurismo, dal Cubismo al ritorno all’ordine classico, dall’arte sacra ai «collage in ferro» degli anni Sessanta — sempre con la stessa caparbia volontà di tenere insieme mondi e tradizioni apparentemente inconciliabili.

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— I TEMI —

Sei percorsi critici

I · LE MASCHERE DELLA COMMEDIA

Montegufoni e la toscanità

Le pitture murali dello studiolo delle maschere nel castello toscano di Montegufoni segnano un esplicito richiamo alla toscanità e l’interesse crescente di Severini per i personaggi della Commedia dell’Arte italiana, condiviso con gli ambienti parigini d’avanguardia, Picasso compreso, e con i Balletti Russi di Diaghilev. Arlecchino, Pierrot e Capitano agiscono in paesaggi toscani sospesi tra realtà e invenzione.

Gli stessi personaggi funambolici compaiono nei pannelli realizzati per la celebre casa parigina del mercante Rosenberg — sullo sfondo dei Fori romani — e nei cicli decorativi che testimoniano la versatilità di Severini come pittore murale e decoratore d’interni, un aspetto della sua produzione a lungo sottovalutato dalla critica.

II · SEVERINI E IL FUTURISMO

Il profeta del movimento

Tra i cinque artisti che firmarono il Manifesto dei pittori futuristi nel 1910, Severini fu quello che con maggiore coerenza esplorò le possibilità espressive del movimento, sviluppando un linguaggio personalissimo fatto di luce, ritmo e frammentazione dinamica della forma. Le sue Danseuses — la ballerina Loïe Fuller scomposta dal movimento sotto le luci del cabaret parigino — diventano metafora astratta dell’idea stessa di dinamismo, anticipando conquiste che il Futurismo avrebbe codificato solo successivamente.

Fu proprio Severini, con la sua «ben conosciuta abilità diplomatica» — come lo definirono Boccioni, Carrà e Russolo in una lettera del 1912 — a mediare tra i futuristi milanesi e il gruppo fiorentino della rivista «Lacerba», aprendo la strada alla storica mostra alla Galleria Gonelli di Firenze tra il 1913 e il 1914.

III · IL MEDIATORE TRA DUE CULTURE

Il bilinguismo culturale

Severini fa della Francia la sua patria adottiva, lavora in Svizzera, si nutre di tutte le istanze che s’intrecciano nel panorama artistico internazionale, ma il suo retaggio e le sue fonti restano italiane e toscane. Le curatrici Daniela Fonti e Margherita d’Ayala Valva definiscono questo «bilinguismo culturale» come «uno sguardo sul proprio paese d’origine, insieme dall’interno e dall’esterno, come è il destino di molti espatriati».

Tra i passaggi fondamentali di questa mediazione, il numero della rivista «Valori Plastici» interamente dedicato al Cubismo francese, curato da Severini per favorire la conoscenza del movimento in Italia; e il dialogo con Picasso, Braque e gli artisti della galleria «L’Effort Moderne» di Léonce Rosenberg, che vide un altro importante intervento conciliatore da parte del pittore cortonese.

IV · LE MEMORIE DI UN PITTORE

La voce di Severini

Severini fu anche un raffinato teorico e scrittore d’arte. Le sue Memorie (1946) e i Ragionamenti sulle arti figurative (1942) rappresentano un contributo fondamentale alla comprensione del clima artistico europeo della prima metà del Novecento, visto dall’interno da un protagonista che conobbe personalmente Picasso, Apollinaire, Matisse, Modigliani, Soffici, Carrà e i maggiori intellettuali del tempo.

La mostra del 2026 e il suo catalogo edito da Cimorelli restituiscono questa voce attraverso documenti originali — lettere, taccuini, fotografie d’archivio — che aiutano a definire il contesto storico e culturale, i dibattiti tra i maggiori artisti del tempo e la gestazione di alcuni lavori fondamentali.

V · SEVERINI E CORTONA

Il legame con la città natale

«Quella specie di attaccamento naturale che risente ogni uomo, dal contadino all’intellettuale, per la terra dove è nato» — così Severini descriveva nelle sue Memorie (1946) il legame con Cortona, città che aveva lasciato sedicenne nel 1899 e che tornò a frequentare regolarmente ogni estate dal 1946. Riallaccia gli affetti d’infanzia, s’invaghisce ancor più di Signorelli e degli Etruschi, lavora nella bottega sulla Ruga Piana.

Dalla bottega cortonese nascono tra il 1959 e il 1964 gli otto grandi «collage in ferro» de L’età industriale — assemblage di pezzi meccanici, tessuti e fotografie richiesti agli amici della città — e il mosaico di San Marco, che Severini volle fosse «l’opera più bella da lui concepita e compiuta».

VI · L’ARTE SACRA

Dalla Svizzera a Cortona

Dopo il ritorno alla fede cristiana nel 1923 — maturato anche grazie all’amicizia con il filosofo Jacques Maritain — Severini si impegna per un ventennio (1925–1947) nella decorazione di numerose chiese nella Svizzera romanda. Per la prima volta la mostra del 2026 propone un percorso completo attraverso questo capitolo fondamentale della sua carriera, attraverso immagini in alta risoluzione delle pitture parietali accostate ai bozzetti e ai taccuini di lavoro.

Nell’ultima chiesa a Sion, Severini realizza una sintesi di tinte piatte giustapposte geometricamente, con uno sguardo da un lato a Matisse, dall’altro ai pittori francescani della propria terra toscana. E’ quanto ha appena realizzato a Cortona, con la Via Crucis, progettata al termine della guerra e collocata in loco nel ’46.

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Severini media tra tendenze artistiche, favorisce incontri, pacifica e concilia, si fa promotore culturale. Un «bilinguismo culturale» che si esprime in uno sguardo sul proprio paese d’origine, insieme dall’interno e dall’esterno.

DANIELA FONTI E MARGHERITA D’AYALA VALVA — Curatrici della mostra

— IL CATALOGO —

Il volume scientifico della mostra

Il catalogo edito da Cimorelli Editore raccoglie i saggi critici delle curatrici Daniela Fonti e Margherita d’Ayala Valva, con contributi di Giovanni Casini, Alessandro Del Puppo, Alice Ensabella, Alessandra Franchina, Maria Rosa Lanfranchi, Francesca Piqué e Alessandra Tiddia.

Include per la prima volta una sezione completa dedicata alle pitture murali nelle chiese svizzere, con documentazione fotografica ad alta risoluzione realizzata con il contributo della SUPSI (Scuola Universitaria della Svizzera Italiana).

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— RISORSE —

Per saperne di più

ARCHIVIO

Archivio Severini-Franchina

Piano terra di Palazzo Casali · Cortona
Documenti, fotografie, corrispondenze
Visite guidate su prenotazione

RICERCA

SUPSI — Svizzera

Scuola Universitaria della Svizzera Italiana (Continua)
Studi sulle opere murali svizzere
di Gino Severini (Continua)

I Fondi Gino Severini all’Archivio del ‘900
al MART di Rovereto (Continua)

COLLEZIONE E ARCHIVIO

Collezione Romana Severini

La figlia di Gino Severini custodisce e promuove l’eredità artistica e culturale del padre

Comunicazione della mostra: Villaggio Globale International

Antonella Lacchin

T.: +39 041 5904893
E.: lacchin@villaggio-globale.it

Ufficio Stampa Comune di Cortona

Massimo Pucci

T.: +39 0575 63 72 14
E.: ufficio-stampa@comune.cortona.ar.it

MAEC Biglietteria

Museo dell’Accademia Etrusca

T.: +39 0575 63 04 15
E.: info@cortonamaec.org

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